testimoniato dalle cronache dell'epoca e dai numerosi manoscritti conservati nelle maggiori biblioteche europee. Numerosi furono i medici celebri che vi insegnarono e che diedero lustro alla scuola, tra i quali, Garioponto, Alfano I, Giovanni da Casamicciola inventore di un nodo particolare per la legatura dei vasi sanguigni con un filo di seta. Anche i farmacisti di Salerno erano noti in tutta Europa per i loro preparati medicamentosi. I sapienti della scuola insegnarono e interpretarono fenomeni allora ignorati, studiando a fondo la vita, le virtù e le funzioni medicamentose di erbe sconosciute, dando così sviluppo ad una nuova scienza: la Farmacia. Fu così infatti che Nicolò Salernitano potè scrivere il suo famoso trattato ìAntidotariumî che l'imperatore Federico II elevò a farmacopea ufficiale in tutta Europa. Sono da ricordare anche i maestri Giovanni da Procida, Salvatore Calenda, Giovanni Plateario, Benvenuto Grafeo, quest'ultimo particolarmente famoso nel campo del'oculistica, gli si attribuisce addirittura la scoperta delle lenti. Uno dei personaggi di maggiore rilievo della scuola medica salernitana fu Ruggero Frugardo, fondatore della branca chirurgica della Scuola. A testimonianza della totale apertura ed originalità della scuola emersero poi le figure delle famose "medichesse" come Trotula de Ruggiero, ostetrica e levatrice vissuta nella metà dell'XI secolo, che scrisse ìDe mulierum passionibus in, ante e post partumî e un trattato sulla cosmesi "De ornatu mulierum". Oltre a quella già citata dell'incontro dei Fondatori, numerose sono le leggende che hanno per protagonista o comparsa la Scuola
o i suoi medici. Una delle più celebri è quella di Roberto e Sibilla da Conversano. Roberto di Normandia, durante le crociate, fu colpito da una freccia avvelenata. Poichè da subito le sue condizioni erano parse gravi, egli, di ritorno in Inghilterra, si fermò a Salerno per consultare i medici, il cui responso fu drastico: l'unico modo per salvargli la vita era quello di succhiargli via il veleno dalla ferita, ma chi l'avesse, fatto sarebbe morto al suo posto. Roberto respinse tutti preferendo morire, ma, durante la notte, sua moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, sacrificandosi così per il suo amato sposo. Nel 1231 l'autorità della scuola veniva sancita dall'imperatore Federico II: nella sua Costituzione di Melfi, infatti, si stabiliva che l'attività di medico poteva essere svolta solo da dottori in possesso di diploma rilasciato dalla Scuola Medica Salernitana. Con la nascita dell'Università di Napoli, la Scuola cominciò a perdere via via importanza. Col tempo il suo prestigio fu oscurato da quello di università più giovani. L'istituzione salernitana tuttavia rimase in vita per diversi secoli finchè, il 29 novembre 1811, fu soppressa da Gioacchino Murat in occasione della riorganizzazione dell'istruzione pubblica nel Regno di Napoli. L'ultima sede fu il Palazzo Copeta. Le rimanenti "Cattedre di Medicina e Diritto" operarono nel "Convitto nazionale Tasso" di Salerno per un cinquantennio, dal 1811 fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del Regno d'Italia. Il 17 settembre 2007 lo Stato italiano ha emesso un francobollo per celebrare la Scuola Medica Salernitana
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